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Alpi Giulie
"di quanti monti io abbia
visto, niente eguaglia le Giulie”, questa la dichiarazione d’amore di Julius Kugy per le sue montagne elettive, quelle
montagne che lo avevano conquistato fin dagli anni in cui frequentava il ginnasio
a Trieste, quando le ammirava dalla finestra.>
E queste le parole che mi sembrano più appropriate per descrivere delle montagne
misteriose, affascinanti, assolutamente superbe. Cime severe, valli profonde, estese
foreste, una flora e una fauna senza eguali e un universo sotterraneo misterioso
e altrettanto affascinante, sono gli elementi che caratterizzano le Alpi Giulie,
e ne fanno l’angolo più selvaggio e meglio conservato di tutto l’arco alpino. Selvaggio è senz’altro il loro clima, estremamente
rigido a causa delle masse di aria
fredda provenienti dalle steppe siberiane
che le investono. Trovandosi inoltre in una zona di confine tra l’area mediterranea
e quella continentale europea, due mondi con caratteristiche bioclimatiche estremamente
diverse le une dalle altre, le Giulie possono vantare una grande ricchezza in termini
di biodiversità.
Da sempre lontane e appartate, le Giulie sono state trascurate dal grande movimento alpinistico di fine Ottocento. Toccò a Julius Kugy svelare
la selvaggia bellezze delle aguzze guglie delle Alpi Giulie portando a termine una serie di prime ascensioni che avrebbero dimostrato,a dispetto di una quota che ha nei 2863 mt del Triglav la massima altitudine, come le Giulie fossero tecnicamente difficili, presentando notevoli differenze di quota tra i fondovalle e le cime, che costringevano a lunghi e pesanti avvicinamenti, prima del confronto con i difficili tratti su roccia. Questo un breve cenno alle bellezze naturali delle Giulie a cui difficilmente le parole rendono pienamente merito. Non si può infatti esprimere appieno lo stato d’animo che tali montagne susciteranno nel cuore di chi vi si avvicinerà con sincero spirito di rispetto e ammirazione.
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